Arrivano le ragazze…

Ci fu un periodo durante il quale, sul territorio americano, fosse facile che la colonna sonora delle nostre serate di Lindy venisse fornita da una big band (formazione orchestrale composta da 10-20 elementi) formata interamente da ragazze.

Con l’entrata in guerra degli Stati Uniti d’America a Dicembre del 1941, subito dopo Pearl Harbour, venne istituita la leva (prima il servizio militare era su base volontaria, come oggi) ed in poco tempo buona parte dei giovani maschi vestiva un uniforme ed era impiegata nei teatri operativi oltremare.

Esisteva dai tempi della prima guerra mondiale ( per gli USA 1917-1918) un organizzazione che si occupava del benessere diciamo morale delle truppe. Si chiama U.S.O. Cioè united service organization.

Tutte le maggiori orchestre da ballo del periodo vennero reclutate da questa organizzazione allo scopo di intrattenere i soldati nei vari fronti, dal nordafrica al Pacifico ed in Europa con la loro musica.

Rimase ben poco per il resto della popolazione (soprattutto adolescenti) rimasta sul territorio nazionale, con una forte richiesta, viste le austerità della guerra, di intrattenimento.

Si formarono, quindi, parecchie band di musiciste che, in una società che penalizzava le donne (come un po’ dappertutto), avevano avuto fino a quel momento, scarse possibilità di impiego.

La più famosa in assoluto si chiamava “International Sweethearts of Rhythm”, era composta interamente da musiciste di colore, cosa in realtà non vera in quanto, essendo loro il top delle big bands ( se vi aspettavate il complemento “femminili” non lo dico, tutte queste orchestre erano brave di loro) avevano anche un certo numero di bianche nel loro organico le quali, però, e siccome era proibito che bianchi e neri frequentassero gli stessi ambienti, come prescritto dalle leggi Jim Crow sulla segregazione razziale che vigevano all’epoca, allora si facevano passare anch’esse per donne coloured.

Questa cosa merita una nota: il fatto che delle bianche passassero per nere significava che una nera potesse passare, viceversa, per bianca (o un nero per bianco). Infatti successe, si chiamava passing, cioè un nero di aspetto “abbastanza bianco” (e rammento che per la legge one drop stabiliva che anche un solo antenato di colore faceva si che venissi considerato di colore) facesse perdere le sue tracce come nero e diventasse bianco, il sistema è ben evidenziato nel romanzo di Philip Roth “la macchia umana”, cosa possibile in un paese dove, di fatto, il concetto di identità personale fosse (ed è) piuttosto labile.

Le International Sweetheart of Rhythm erano provenienti prevalentemente da un collegio per ragazze african-american povere o orfane (magari tutte e due, aggiungo io), il Piney Woods Country Life School nello stato del Mississippi. Dirette da Anna Mae Winburn, una valida cantante di blues, annoveravano tra le loro file una talentuosissima altosassofonista: Vi Burnside che potete apprezzare negli assoli in questa serie di video:

Sul versante bianco, una curiosità, anzi, due.

La prima riguarda una formazione che operava sotto il nome di “Ada Leonard All American Girls”, ottime musiciste, tutto regolare solo che Ada Leonard, la loro bandleader, non era una musicista professionista bensì una spogliarellista, per farvi un idea del suo aspetto ecco una foto:

abbastanza chiaro, no? insomma, capitò che questa orchestra fosse stata scelta per un tour attraverso gli Stati Uniti e che, per ragioni oggi diremmo di marketing, qualcuno avesse avuto l’idea di introdurre una direttrice (che è quella che muove la bacchetta davanti a tutti) un po’ più glamour che fosse anche un piacere per gli occhi, e la scelta ricadde su Ada, che all’inizio non venisse propriamente accettata dal resto dell’orchestra. Ma sapeva il fatto suo e questo il risultato:

https://www.youtube.com/watch?v=iU8oWQKwTjc

La seconda non è una curiosità vera e propria, una big band che si chiamava Frances Carroll and her Coquettes aveva nel suo organico una piccola batterista veramente notevole: Viola Smith.

Viola era una batterista molto veloce e fantasiosa che possiamo apprezzare in questo video proprio nella formazione di cui parlavo:

Io due timpani in quella posizione non l’avevo mai visti, e voi?

Furono molte le bands che vennero fuori durante gli anni della guerra, per poi tornare nel dimenticatoio al termine della stessa ed il ritorno degli uomini dal fronte, tra queste: Darling of Rhythm (a detta più brave delle International Sweetheart of Rhythm ma meno esotiche e più nere, non esistono loro registrazioni, solo foto), Pairie Wiew Co-eds (il nome tradisce la provenienza da college femminili), Sharon Rogers All Girl Orchestra, Thelma White and her All Girl Orchestra (Thelma non era più giovanissima all’epoca, veniva da un passato di attrice) e altre…

 

Fatto sta che concludo dicendo che all’epoca il fatto che esistessero delle donne che si presentassero al pubblico con ruoli “tecnici” non stereotipati non venne accettato dai colleghi maschi, ma anche dalle donne stesse che vedevano una perdita di femminilità il fatto, ad esempio, di soffiare dentro ad un sassofono (o magari ci vedevano altro). Cioè non che non esistessero donne nello Swing, e questo lo sappiamo, ma finché si trattava di ruoli come cantante, pianista, arpista, cioè strumenti aggraziati, tutto andava bene perchè non si metteva in discussione la femminilità. Quando si andava sul “tecnico” magari un trombone a culisse ecco che le cose prendevano un altra piega.

So di donne che hanno contribuito allo sforzo bellico come pilota di aerei, consegnavano gli aeroplani dalle fabbriche ai punti d’imbarco per i vari fronti (ovviamente meno pagate e tutelate dei loro omologhi maschi), pilotando caccia di ultima generazione ma poco so di donne meccanico.

Comunque queste ragazze, dopo la guerra, furono dimenticate. Qualcuna continuò a suonare ma la maggioranza se ne tornarono a casa buone buone.

Nessuna storia del jazz le cita.

Verranno riscoperte nei primi anni ’90 con delle ricerche condotte da appassionati di jazz ma possiamo affermare che furono le prime a scardinare gli stereotipi di genere che affliggevano la sedicente “più grande democrazia del mondo”

Per chi volesse approfondire questo argomento, consiglio un libro molto interessante scritto da una ricercatrice americana specializzata in questi temi, Sherrie Tucker.

Il libro si intitola SWING SHIFT-All girl bands of the 1940s e lo si trova o su internet oppure nella mia biblioteca (nel senso che lo presto volentieri)…

Good night and good luck!
E.M.

 

 

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