Spazi Swing Altamente Privatizzati…

Oggi ho deciso di parlare di attualità.

L’attualità in questione riguarda un post comparso sulla pagina Facebook “Trento Lindy Hoppers” relativo ad accuse di molestie sessuali da parte di alcuni insegnanti di Lindy Hop internazionali, molto conosciuti (sempre nel nostro ristretto ambiente, non dimentichiamolo), nei confronti di allieve/altre insegnanti ecc…

Siccome sono in arrivo William e Maeva, e William si è trovato coinvolto in una di queste “storiacce” (mi pare solo lui e non Maeva, sennò sarebbe una partouze) ma credo sia stato riconosciuto innocente dal tribunale di competenza, allora l’attualità dell’argomento si fa pressante.

Su Facebook ho poco o nulla da dire, a me non piace ed ho scarso interesse per i social media e le sue, a volte isteriche, dinamiche dialettiche. Lo sterile chiacchericcio mi annoia così come mi preoccupano le crociate sullo stile “metti il mostro in prima pagina”. Ad essere sinceri ho anche letto su questo argomento un articolo allucinante sul sito, guarda caso, del Corriere della SerVa (cercatelo, che non lo trovo più) che magari qualche riga in più sul problema del lavoro…

Il sunto del messaggio, al di fuori del suo corollario di commenti indignati e di like (neolinguaggio per “approvo”, “sono d’accordo”, e la rivoluzione e bell’e fatta) era, stranamente, interessante:

-cosa fate voi di SDT per evitare che accadano fatti del genere?

Siccome in questo periodo mi sono ritrovato, molto indegnamente, ad essere uno degli insegnanti del corso base di Lindy Hop, credo di essere chiamato in causa…

Mi sono preso il mio tempo andando a cercare degli esempi di regolamentazione repressiva presso altri gruppi Swing più evoluti e…sì…ho trovato alcune dritte, solitamente in paesi nord europei o americani (ah…i protestanti…) che possono essere riassunte brevemente in un guazzabuglio di buone intenzioni, talvolta un po’ ingenue, sicuramente poco efficaci che culminano con “safe zone” o amenità di questo genere, ecco come il tappetino qua sotto, carino vero?

Di fatto una securizzazione privatizzata di uno spazio, quello dei locali dove si balla o degli ambienti dove si tengono le feste dopo-workshop, tutto sommato inutile visto che esiste uno strumento molto più efficace che si chiama Codice Penale, che appartiene allo Stato (guarda caso non a FB o Google che, tra l’altro, lo vorrebbero eliminare) e vale dappertutto e per il CP, per questo tipo di violenza c’è direttamente la prigione.

Prevenzione? Ho a che fare con adulti mi pare di capire, ai quali il predicozzo dubito possa avere un certo effetto, anche se da parte mia credo di aver trovato una strategia efficace nel presentare queste figure di GrandiEnormiDanceTeachers come delle persone normali e non come degli dei scesi in terra a dispensarci la loro grandezza. Il che è, forse, il motivo di tanto fascino.

A me, sarà per educazione, non fanno questo grande effetto, deve essere per la mia vocazione a fare il cliente secondo l’equazione: pago=pretendo (con quello che costano i workshop!), per cui ne riconosco il potenziale professionale, ed anche certe volte artistico ma ridimensiono subito la situazione.

Su una cosa posso scommettere, che a Trento ci sarà solamente un bellissimo workshop, al quale consiglio a tutti di partecipare…non dimentichiamoci che siamo qua per ballare 

Good night and good luck!
E.M.

 

 

 

2 risposte a “Spazi Swing Altamente Privatizzati…”

  1. Gentile E. M.,
    preciso solo che non siamo nemmeno arrivati ad un processo. Semplicemente William ha verificato che non ci sono procedimenti a suo carico, cosa che in Francia si può fare, e il tribunale l’ha certificato. Sul resto concordo. Soprattutto sul fatto che, proprio perché adulti, dovremmo gestire – bene- la nostra responsabilità ovunque, nei fatti e nelle parole, su Facebook e nella vita concreta di tutti i giorni (social comprese, ovviamente). E.

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