The POWER of the ZOOT!!!!

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Ricordo di avere citato più volte, in articoli precedenti, questa definizione: Zoot Suit, bene, ora è arrivato il momento di spiegare a cosa mi riferisco.

Sotto il nome di Zoot Suit, o semplicemente Zoot, si cela una sottocultura, nata alla fine degli anni ’30 e sviluppatasi fino alla metà degli anni ’40, basata su di un estetica volta ad esagerare quelli che erano i capisaldi dell’abbigliamento (principalmente maschile ma che avrà anche una sua controparte femminile, come vedremo) dell’epoca: vita segnata, spalle larghe e pantaloni ampi.

Questa moda nasceva tra i tennagers delle comunità ai margini della cosiddetta società civile, i neri degli slums, gli immigrati messicani e, successivamente, filippini, italiani e nippo-americani per finire con i giovani americani bianchi. Si trattava di crearsi un identità attraverso l’aspetto estetico, di essere riconosciuti grazie alla propria apparenza, come un grido.

Generalmente (ma con sfumature diverse) l’abito Zoot, che è semplicemente una deformazione del termine “Suit” cioè abito, completo, si presentava con una giacca con le spalle molto, ma molto ampie. Il punto vita parecchio stretto, risvolti di nuovo molto ampi e le falde della giacca lunghissime, quasi al ginocchio. I pantaloni erano larghissimi al ginocchio per, poi, restringersi drammaticamente all’altezza della caviglia. Così in questa ricostruzione:

Completavano il tutto l’immancabile catena lunghissima che reggeva l’orologio e che serviva anche come “argomento” in caso di rissa, la cravatta o il papillon dai colori vistosi, le bretelle anch’esse dai vivaci colori, le scarpe bicolori (spectators) ed il cappello, un Fedora però molto piatto e con le tese larghissime.

Ogni comunità declinava differentemente il proprio aspetto, solitamente i giovani afro-americani usavano colori molto vivaci, il giallo, il verde, il rosso mentre i latini preferivano una raffinata scelta di toni di grigio che accoppiavano con un taglio di capelli definito “duck tail”, così:

Un taglio di capelli che raggiungerà la sua massima espressione negli anni ’50, primi ’60 ( i Beatles, quando si chiamavano ancora Quarrymen avevano questo taglio di capelli).

I giovani Zoot suiters erano, ovviamente, avidi consumatori di musica Swing oltre che ballerini di Lindy Hop, consideriamo che lo Swing era, contrariamente ad oggi che risulta una musica alquanto formale, l’high end per quanto riguarda lo sballo e non era così mainstream come si potrebbe pensare, quello che vendeva più dischi non erano Benny Goodman o Duke Ellington bensì Guy Lombardo che faceva una musica melassosa solo lontanamente swingante e la gente ballava perlopiù Foxtrot che non una delle declinazioni del Lindy…

Da punto di vista sociale si trattava di gruppi etnici che cercavano di essere riconosciuti e “americani” sortendo, però, l’effetto opposto sia da parte della conformista società bianca, sia da parte delle loro stesse comunità di riferimento che tentavano di essere accettate attraverso un omologazione nei confronti della società bianca dominante. Per loro questo atteggiamento zoot era inaccettabile perchè di discostava  dall’apparenza per bene alla quale tendevano. La stampa di colore era la più accanita nel perseguire questi giovani “devianti”.

Allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale e tutti si ritrovano a vestire un uniforme,  essre zoot assume connotazioni antipatriottiche, anche perchè la confezione di quel tipo di abiti richiedeva parecchia stoffa, materiale di per se razionato e regolamentato da una direttiva, la L-85, che ne definiva le dimensioni ed il taglio.

Qui a seguito un cartone animato della Disney, molto interessante in quanto il personaggio che avvicina Paperino per fargli spendere soldi in divertimenti, invece di usarli per pagare le tasse e comperare “war bonds” è di fatto vestito in stile Zoot e non viene solo rappresentato come non-patriottico, ma dirittura adombra al nazismo:

Non dobbiamo stupirci, quindi, del fatto che nel 1943 partì la caccia al Zoot. Successe a Los Angeles, grande base navale della Marina degli Stati Uniti e città piena di marinai e soldati in libera uscita che non vedevano di buon occhio i giovani Zooters e viceversa, visto che i soldati sovente avevano atteggiamenti poco rispettosi nei confronti delle ragazze ispaniche e nere, propagandate come “facili”.

Da li presero piede quelli che passeranno sotto il nome di Zoot Suit Riots e che porteranno ad una settimana di sommosse dove i Zooters verranno aggrediti con le spranghe e catene da torme di soldati organizzati come squadre punitive.

E’ interessante notare anche le tensioni esistenti all’interno delle comunità messicane dove i Zoots maschi (si definivano “Pachucos”) lottavano per essere accettati nella società americana bianca mentre le ragazze Zoot facevano la stessa cosa ma per emanciparsi dalla condizione di donne in una comunità latina (dell’epoca).

In America la cultura Zoot sopravvive ancora, ed è legata alla comunità messicana. Ma non solo, nel film The Mask con Jim Carrey, il personaggio principale (una specie di Dr Jeckyll e Mr Hyde) quando si trasforma e vuole conquistare la sua bella si trasforma in un soggeto vestito in perfetto stile Zoot:

…ma anche i ballerini di Salsa nell’accezione Losangelina  o Newyorkese si celebrino con abiti degli anni ’40:

con questo direi che basti così…

Good Night…and Good Luck

E.M.

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