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Trust on your local teachers

Chi si iscrive per la prima volta ad un corso di Lindy Hop (ma questo può valere per ogni tipo di ballo), probabilmente potrebbe aver visto su Youtube qualche spezzone tratto dalle grandi gare internazionali sature dei virtuosismi dei migliori ballerini provenienti da tutte le parti del mondo.

Ma i primi ad accogliere, al solito con un sorriso l’allievo che, spaesato entra in classe o, meglio, in palestra per la prima lezione, è una persona molto simile a lui, con un percorso simile e che, magari, in una piccola città come Trento avete già incontrato per strada o vi ricorda qualcosa.

Non un divo, per dirla tutta.

Il local teacher è colui che vi seguirà per tutte le (24?) lezioni del corso, sia esso beginner o intermediate o altro. Vi conoscerà uno per uno e, per quanto io sappia, c’è anche qualcuno che stende delle note per migliorare l’insegnamento ad personam, una sorta di schedatura tipo quella della Stasi, insomma.

Ma non finisce qui, lo troverete, infatti, a tutte le social dance che l’associazione, ad esempio Swing Dance Trento, terrà per permettere di mettere in pratica ciò che si è appreso durante le lezioni. Ballando con voi aumenterà il bagaglio di conoscenza sulle difficoltà degli allievi in modo da agire più convenientemente alla lezione successiva, e non uno o due balli ma spesso tutti.

La sua preparazione professionale è eccellente in quanto, prima di diventare insegnante, ha seguito corsi specifici con passione ed entusiasmo ben prima che venisse selezionato per insegnare, e nello stesso tempo è molto finalizzato al corso che terrà, sia esso beginner o altri…

Aggiungo che spesso il local teacher è una persona che ha un buon lavoro per vivere, gli americani definiscono prominent in his community, ben inserito nella propria comunità, per cui non ha nessun interesse a fare durare i corsi il più possibile per spremere soldi, centellinando le informazioni ed inventando corsi su corsi, a volte di dubbia utilità oltrechè sarà prodigo di informazioni e trucchi su come raggiungere al meglio un risultato.

I maestri che incontriamo nei workshop internazionali sono, al solito, onesti ma a me personalmente è capitato (in special modo il periodo che ho passato in Cina) di partecipare a corsi dove venivano spiegati sommariamente passi praticamente impossibili da eseguire in una normale social o comandi basati su di una lieve pressione a 30 gradi della mano sulla schiena della follower. Me lo immagino farlo quando stai ballando 1 ora di jumpin at the woodside madido di sudore e con gli arti praticamente inservibili.

Un altra cosa che mi ha dato fastidio è stato (ed è successo più volte) che ad uno di questi workshop strapagati ci facessero fare, ad esempio, uno swing out per poi dire: “ah no, così è sbagliato”. Non esistono praticamente swing out sbagliati, esistono un sacco di swing out e tu me ne stai insegnando un altro ancora, punto. E’ diseducativo oltre che falso.

Ecco io, ad una frase così, semplicemente uscivo.

Avendo insegnato per circa un anno mi faccio pregio di dare alcune note sui maestri di Swing Dance Trento con cui mi sono trovato ad interagire e che ricordo con vero piacere, scazzi compresi di un periodo veramente vivo della mia vita:

Max e Jè ( o Jè e Max per i me too)

Loro per me rappresentano la perfezione formale, Max è preciso fino alla pedanteria e con lui un passo o una tecnica non la puoi non imparare mentre Jè oltre ad essere atletica è soprattutto un metronomo, con lei andate a tempo anche se non lo volete. Sono particolarmente efficaci nei corsi superiori, quando la tecnica diventa importante.

Elisabetta in action

Elisabetta è genio e sregolatezza, improvvisazione, ma è in grado di liberarvi da ogni tipo di inibizione. E’ il non plus ultra dell’adattabilità, con lei ballate sempre e dovete cogliere l’attimo. E’ la follower più espressiva che ci sia in circolazione, come insegnante è molto naturale e se le chiedete un modo di bilanciare il peso ve ne spiega almeno tre. Sono stato suo partner per tutti i corsi che ho fatto, il più bello fu uno di One step/Peabody un anno fa.

Farid

Di Farid ho sempre invidiato lo stile, la personalità, il flusso nella danza. Io ai tempi ho fatto da suo follower in un paio di lezioni e devo dire che sono rimasto colpito sia dal tempo che si prende per far si che un determinato passo venga pienamente compreso, sia dal suo inglese perfetto.

Claudia

Claudia è la chiarezza nell’esposizione, impossibile non capire quello che si sta andando a fare. Una dote per cui è semplicissimo far lezione con lei, ma non è tutto, si ricorda tutte le routine (cosa che io non sono mai riuscito a fare) e la sua specialità è il Charleston. La sua caratteristica come insegnante è la calma con cui fa lezione, anche nel casino più totale riesce a mantenere ed a portare la calma.

Naturalmente mancano alcuni degli insegnanti attualmente operativi in Swing Dance Trento, però in questo divertissement mi sono limitato a coloro con i quali ho avuto direttamente a che fare durante le lezioni, visto che alcuni tra gli assenti sono arrivati dopo il mio ritiro a giusto riposo.

Lo scorso anno una ragazza dei nostri corsi, tornando da una social a Verona mi ha raccontato che le avevano detto “ah quelli di Trento improvvisano molto”, sono sicuro che non voleva essere un complimento ma per me lo è stato, grandissimo.

Quindi: trust on your local teachers

2 risposte su “Trust on your local teachers”

Siccome manca (e a ragione! chi si loda si sbroda), mi permetto di integrare con un’impressione del “local teacher” nascosto dietro la penna dell’articolo.

Sono una frana a ricordare i nomi. Le prime volte, quando portavo ospiti alle social di Trento e mi chiedevano chi fossero gli insegnanti, tipicamente li indicavo: “I miei sono Matteo, là, e Elisabetta, lì; poi ci sono Max, quello lì e Jè, quella là… e penso che anche Time Machine Guy sia un insegnante? Non sono sicuro.”.

Comunque condivido molto questi pensieri sui local teachers. Anche nel mio “day job” di insegnamento si distinguono molto bene due ruoli diversi.

Il “guru” ti insegna la figata: cose che conoscono in pochi, si usano quasi mai (soprattutto nella modo in cui vengono insegnate), ma che arricchiscono lo stile. Il suo lavoro è straordinario nel contenuto, ma standard nel modo di insegnare.

Il “local teacher” ti insegna cose più semplici, ma le insegna *per te*. Il local teacher spiana la curva di apprendimento, costruisce un contesto per condividere quello che si impara, e cura la socialità dell’imparare… Lavoro standard nel contenuto, ma sempre diverso nell’insegnare.

Quello che secondo me è più interessante è che non c’è una distinzione di “bravura” ma, come dicevo, di ruolo. Molti dei nostri local teachers potrebbero essere dei guru su alcune cose, e molti guru — non tutti — potrebbero essere degli ottimi local teachers.

Scusatemi lo sbrodolone 😉

Si, concordo.
La mia era una visione “dall’interno” di una figura che passa abbastanza inosservata, una sorta di Ufficiale di Complemento o un Sergente del Lindy Hop, poi sull’analisi delle caratteristiche e del tipo di lavoro se ne potrebbe scrivere.
C’è pure la parte marketing per la quale anche il maestro di provincia che insegna le basi deve ballare bene perchè sennò non è buona propaganda quando dici “quello è il mio insegnante di Lindy” e balla da schifo anche se, paradossalmente, è efficace colui che, magari, sulla pista da ballo è rigido ma ha capito perfettamente la dinamica del ballo e la sa spiegare in modo da farsi capire perfettamente. Ma questo è un mondo di compromessi.
Nella mia breve esperienza ho osservato in altri proprio le cose di cui sopra, ed è emersa l’onestà del ruolo e le caratteristiche personali, per quanto riguarda il mio approccio è stato quello di tentare di portare soprattutto la cultura storica del Lindy, cosa che faccio ancora seppur in modo diverso, più teorico. Quindi lo stile dell’epoca, certi piccoli trucchi, aneddoti ecc. E ciò mi ha dato un immensa soddisfazione notando un ritorno da parte loro, mi sono affezionato ai miei corsisti, e mi mancano. Tutti.

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